Il Pontiere di legno
Non si è mai visto che una maggioranza che ha vinto tre elezioni consecutive non proceda compatta a realizzare il programma voluto dai cittadini”, scriveva ieri la Padania. E sul presidente della Camera, il titolo era algido e anglosassone: “‘Non tolgo il disturbo’. Nasce la corrente di Fini”. Commisurato al “Fini disperato perde i pezzi” del Giornale, basterebbe a misurare la distanza di valutazione politica che esiste tra i sostenitori della linea dura, senz’altro sensibili agli umori del presidente, e gli interessi strategici della Lega di Umberto Bossi, “l’unico alleato che abbiamo”, come l’ha definito Silvio Berlusconi.
16 AGO 20

Non si è mai visto che una maggioranza che ha vinto tre elezioni consecutive non proceda compatta a realizzare il programma voluto dai cittadini”, scriveva ieri la Padania. E sul presidente della Camera, il titolo era algido e anglosassone: “‘Non tolgo il disturbo’. Nasce la corrente di Fini”. Commisurato al “Fini disperato perde i pezzi” del Giornale, basterebbe a misurare la distanza di valutazione politica che esiste tra i sostenitori della linea dura, senz’altro sensibili agli umori del presidente, e gli interessi strategici della Lega di Umberto Bossi, “l’unico alleato che abbiamo”, come l’ha definito Silvio Berlusconi.
Il fedele alleato del nord, fin dall’inizio della legislatura, ha scelto uno stile dialogante e pacato per contribuire all’impresa del centrodestra. “Più di così non sappiamo cosa fare. Continuiamo a lavorare, perché c’è bisogno di questo e di fare le riforme”, è il commento standard, in questo caso di Roberto Cota. E’ diventata, la Lega, un elemento di stabilizzazione del centrodestra. Evita le polemiche (tranne quelle ad effetto, che paiono fatte apposta per far parlare i giornali), mette pace nelle risse interne, cerca il dialogo anche con il Pd. Sugli affari di giustizia sostiene Berlusconi, senza strillare e senza farlo pesare. Concede, anche: sul via libera a Galan all’Agricoltura, Bossi è stato esemplare: “Me lo chiede Berlusconi e il Pdl, io non sto lì a battermi per i posti ma ho un progetto più ampio”. L’unico irrinunciabile obiettivo sono quelle riforme federali che sono la ragione sociale e la promessa fatta al “popolo”.
La Lega si innervosisce solo per le perdite di tempo causate da irrilevanti situazioni interne. Anche nella disputa tra l’alleato maggiore e Fini, la Lega ravvisa più che altro un intoppo pericoloso. La prima cosa che Bossi ha fatto è stata quella di chiamarsi fuori, “sarei il terzo incomodo”, e di scongiurare a gran voce le elezioni. Ma Bossi non è ingenuo, sa benissimo che la forza crescente del suo movimento, se disturba solo relativamente Berlusconi, per i finiani può essere un vero fattore di nervosismo. Politico e anche culturale. Per questo, oltre a non esasperare i toni, i leghisti lasciano intendere di essere disposti a mediare al posto dell’irritato Cav. Tanto che ieri sera è girata l’indiscrezione che Bossi fosse a Roma apposta per incontrare Fini. Presumibilmente, non avrebbe da offrirgli idee per “fare il futuro”, ma rassicurazioni per fare riforme, senza spaccare tutto.
Il fedele alleato del nord, fin dall’inizio della legislatura, ha scelto uno stile dialogante e pacato per contribuire all’impresa del centrodestra. “Più di così non sappiamo cosa fare. Continuiamo a lavorare, perché c’è bisogno di questo e di fare le riforme”, è il commento standard, in questo caso di Roberto Cota. E’ diventata, la Lega, un elemento di stabilizzazione del centrodestra. Evita le polemiche (tranne quelle ad effetto, che paiono fatte apposta per far parlare i giornali), mette pace nelle risse interne, cerca il dialogo anche con il Pd. Sugli affari di giustizia sostiene Berlusconi, senza strillare e senza farlo pesare. Concede, anche: sul via libera a Galan all’Agricoltura, Bossi è stato esemplare: “Me lo chiede Berlusconi e il Pdl, io non sto lì a battermi per i posti ma ho un progetto più ampio”. L’unico irrinunciabile obiettivo sono quelle riforme federali che sono la ragione sociale e la promessa fatta al “popolo”.
La Lega si innervosisce solo per le perdite di tempo causate da irrilevanti situazioni interne. Anche nella disputa tra l’alleato maggiore e Fini, la Lega ravvisa più che altro un intoppo pericoloso. La prima cosa che Bossi ha fatto è stata quella di chiamarsi fuori, “sarei il terzo incomodo”, e di scongiurare a gran voce le elezioni. Ma Bossi non è ingenuo, sa benissimo che la forza crescente del suo movimento, se disturba solo relativamente Berlusconi, per i finiani può essere un vero fattore di nervosismo. Politico e anche culturale. Per questo, oltre a non esasperare i toni, i leghisti lasciano intendere di essere disposti a mediare al posto dell’irritato Cav. Tanto che ieri sera è girata l’indiscrezione che Bossi fosse a Roma apposta per incontrare Fini. Presumibilmente, non avrebbe da offrirgli idee per “fare il futuro”, ma rassicurazioni per fare riforme, senza spaccare tutto.